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Il nostro comunicato stampa sul ritiro delle deleghe al vicesindaco Legramanti

Con la revoca delle deleghe a Legramanti finisce un ciclo: la Lega di Cologno in smobilitazione

Per diciotto anni, dal 1997 al 2015, ha ricoperto ininterrottamente i ruoli di vicesindaco, sindaco e ancora di vicesindaco: nel bene e nel male, Roberto Legramanti ha rappresentato la politica leghista a Cologno.

La revoca delle sue deleghe da parte del Sindaco arriva dopo oltre un mese di voci che parlavano di ordini di dimissioni arrivati “dall’alto”, dai vertici della Lega provinciale, e qualcosa del genere dev’essere accaduto se soltanto qualche settimana fa Sesani e il vicesindaco stesso smentivano una sua uscita di scena, per poi dare il via a una pantomima sulle dimissioni spontanee, indotte e infine chiudere con la revoca delle deleghe, dopo che Sesani aveva imposto un ultimatum di dieci giorni a Legramanti perché si dimettesse “spontaneamente”. Ricordiamo che quest’ultimo ad aprile del 2014 era stato non solo riconfermato dal sindaco Sesani, ma aveva anche ottenuto l’assessorato ai lavori pubblici e l’incarico (fallito) di risolvere il problema del centro natatorio.

Certamente questo atto di forza nei confronti di Legramanti serve alla Lega provinciale per evitare imbarazzanti situazioni, nel caso in cui le indagini aperte su piscine e farmacia dovessero approdare a qualcosa di serio, ma serve anche alla Lega di Cologno per individuare un capro espiatorio all’evidente fallimentare politica dell’ultimo mandato, rappresentata dall’enorme debito ora in capo al comune per il centro natatorio ancora chiuso senza alcuna soluzione concreta all’orizzonte.

Al di là dell’utilità per la Lega di questa revoca di mandato, per noi il sacrificio di Legramanti è l’evidente ammissione di un fallimento definitivo, un’ammissione di colpa dalla quale nessun amministratore comunale di maggioranza può sottrarsi, pena la sua stessa perdita di credibilità.

La Lega a Cologno, ma soprattutto la maggioranza che la rappresenta in comune da 18 anni, conclude pertanto oggi un ciclo con la fine politica di Legramanti, ma perde ancora una volta l’occasione di dimostrarsi degna del ruolo che ricopre: maggiore decenza e dignità avrebbe avuto, se tutta la maggioranza avesse rassegnato le dimissioni in blocco, rimettendosi al giudizio politico dei colognesi.

Quello che ci aspetta ora è solo la prosecuzione della tragicomica rappresentazione a cui ci hanno abituato da un anno e mezzo, dopo la chiusura delle piscine: è l’attesa immobile della scadenza naturale del mandato amministrativo, fissata a maggio dell’anno prossimo. In questo lasso di tempo e proprio con l’operazione di restyling della cacciata di Legramanti, la Lega tenterà di rifarsi il trucco rinnovandosi nell’aspetto, ma non nella sostanza, scaricando in modo vile sul padre politicamente morto (che però resterà in Consiglio comunale) e su qualche suo fedele figlio le responsabilità dei disastri che tutti insieme hanno prima improvvidamente causato e poi maldestramente nascosto.

Sulla difficile situazione economica dell’asilo parrocchiale non si può essere indifferenti: il Comune sostenga il servizio invece di scantonare!

Titolo

Asilo Nido “Eureka” e Scuola dell’infanzia “Don Cirillo Pizio”: servizi educativi fondamentali a cui la comunità colognese non può permettersi di rinunciare. Subito un impegno più consistente dell’Amministrazione comunale, che invece scantona

Grande preoccupazione ha destato in noi la lettura della lettera aperta al Consiglio comunale a firma del Parroco e del Consiglio pastorale, inviata nel mese di luglio e pubblicata sul bollettino parrocchiale di settembre, lettera che noi consiglieri comunali di minoranza non abbiamo mai ricevuto dal Comune (nonostante fossimo in indirizzo!), alla quale non risulta sia ancora stato dato quel “riscontro scritto” esplicitamente richiesto da Mons. Emilio Zanoli in chiusura della missiva. Ancora una volta, invece di condividere un percorso per individuare soluzioni a vantaggio della nostra comunità nell’organismo preposto ad assumersi la responsabilità delle scelte politiche locali, cioè il Consiglio comunale, l’Amministrazione preferisce nascondere i problemi, illudendosi forse che questi si risolvano da soli.

Dalla lettera si evince che il grave disavanzo generato dalla gestione del servizio di asilo nido e di scuola dell’infanzia parrocchiale rischia di portare, se non sarà trovata un’adeguata soluzione, alla chiusura del nido e all’innalzamento delle rette della scuola materna.

La lettera del Parroco è un appello che possiamo leggere, oltre che come un disperato bisogno di aiuto, come un invito a creare una rete di comunità che sappia mettere in relazione necessità e risposte al di là dell’interlocutore istituzionale.

L’asilo nido Eureka è l’unica struttura del genere presente sul territorio capace di fornire un servizio integrato e continuativo: nascondere tale condizione (che basterebbe da sola per spingere un Sindaco avveduto verso un intervento di sostegno più consistente) è negare un’evidenza solo per disimpegnarsi.

Riteniamo che il tempo del disimpegno sia terminato perché l’intera collettività sente oggi più che mai il bisogno di risposte efficaci, sia in termini di servizi di qualità ad equo costo che in termini di lavoro, d’integrazione e dialogo tra Enti e tra individui.

È da questo dialogo trasparente negato dall’Amministrazione comunale che dobbiamo ripartire per ricucire il sistema delle relazioni dentro un nuovo patto sociale.

La Parrocchia fornisce servizi che il Comune non eroga, fornisce alternative che il Comune non contempla, fornisce lavoro, aiuto e supporto ad una comunità in crisi che il Comune vuole nascondere.

La Parrocchia, con i servizi da essa erogati, tra i quali non vogliamo dimenticare l’Oratorio e il Centro di primo ascolto della Caritas, merita un ruolo istituzionale perché da sempre, e in silenzio, svolge un delicato ruolo civico che abbiamo il dovere di riconoscere, anche economicamente.

Come gruppo di minoranza, faremo quanto nelle nostre possibilità per portare la problematica dentro il “palazzo”, nonostante ne siamo stati volontariamente esclusi, aprendo un tavolo di confronto politico con il fine di incrementare l’impegno, anche economico ma non solo, dell’Amministrazione comunale nei confronti della Parrocchia e, anche tramite questa, della comunità in crisi.

Comunicato stampa centro natatorio

Nonostante siano passati ormai quasi dieci mesi dalla chiusura del centro e nonostante l’avvio della procedura per il subentro di un nuovo gestore, con l’ennesimo annuncio da parte della maggioranza di aver trovato una soluzione da sottoporre al Consiglio comunale fra luglio e agosto, oggi, alla comunicazione della chiusura dei lavori della commissione per il subentro, apprendiamo che i passaggi finora svolti portano sostanzialmente a un nulla di fatto.

La commissione incaricata di analizzare l’unica proposta pervenuta ha infatti espresso un parere favorevole al piano della cooperativa Nuoto Bergamo Alta, ma a condizioni ben precise, che al momento non risultano ancora soddisfatte: mancano infatti la dichiarazione di impegnoda parte della società Co.Edil a creare un’associazione temporanea di imprese per dare avvio al subentro, l’accettazione delle condizioni di subentro proposte dall’Amministrazione e la presentazione delle garanzie richieste. Senza questo partner, il piano finanziario presentato dalla cooperativa risulterebbe insostenibile. Stiamo quindi parlando di una soluzione che non solo nella realtà ancora non esiste, ma che nemmeno sulla carta soddisfa i requisiti di tutela richiesti dal Comune, nonostante i termini di presentazione della documentazione siano stati più volte prolungati dal 30 giugno a oggi: questo impedisce ovviamente che l’offerta possa essere presentata in Consiglio comunale e dilata ulteriormente i tempi per la riapertura del centro. Non sappiamo neppure entro quando la società Co.Edil dovrà ottemperare alle richieste sollecitate ed evidenziate nei verbali: lo scenario peggiore, cioè il fatto che il Comune debba accollarsi il mutuo, non risulta ancora scongiurato.

L’unica certezza al momento è l’aumento dei costi che i cittadini colognesi dovranno sostenere per una struttura già pagata troppo (cosa affermata anche nel verbale di commissione dagli esperti esterni), costi che hanno già prodotto un aumento della tassazione locale senza che le piscine siano state neppure riaperte e rese fruibili ai colognesi.